σ Probabilità e statistica

Misure di dispersione: deviazione standard, IQR e valori anomali

Campo di variazione, varianza, deviazione standard con n − 1, scarto interquartile, MAD e coefficiente di variazione per misurare la variabilità.

Due server hanno lo stesso tempo medio di risposta: 100 millisecondi. Il primo risponde sempre tra 95 e 105, il secondo oscilla tra 40 e 160. Per un utente sono esperienze molto diverse, ma la media non lo dice. Gli indici di dispersione completano gli indici di posizione: misurano quanto i dati si allontanano dal centro, e senza di essi qualunque riassunto numerico è incompleto.

Il campo di variazione

L'indice più semplice è il campo di variazione, la differenza tra il valore massimo e il minimo. È immediato ma fragile: dipende da due soli valori, e un unico dato anomalo lo stravolge. Inoltre tende a crescere con il numero di osservazioni, perché più dati si raccolgono più è probabile incontrare estremi.

Varianza e deviazione standard

La varianza misura la media dei quadrati degli scarti dalla media. La deviazione standard è la sua radice quadrata e ha il vantaggio di essere espressa nella stessa unità dei dati.

Perché si divide per n − 1

Quando si calcola la varianza di un campione per stimare quella della popolazione, si divide la somma dei quadrati degli scarti per n − 1 invece che per n. Il motivo è che gli scarti sono calcolati rispetto alla media del campione, che è per costruzione il punto più vicino ai dati stessi: dividendo per n la varianza risulterebbe in media sottostimata. La correzione, nota come correzione di Bessel, elimina questa distorsione. Con campioni grandi la differenza è trascurabile, con campioni piccoli no.

L'esempio dei due server

Cinque misure per ciascun server, in millisecondi:

  • Server A: 95, 98, 100, 102, 105
  • Server B: 40, 60, 100, 140, 160

Entrambi hanno media 100. Per A la somma dei quadrati degli scarti è 25 + 4 + 0 + 4 + 25 = 58; divisa per 4 dà una varianza di 14,5 e una deviazione standard di circa 3,8 ms. Per B la somma è 3.600 + 1.600 + 0 + 1.600 + 3.600 = 10.400; divisa per 4 dà 2.600, con deviazione standard di circa 51 ms. Il numero riassume bene la differenza che a occhio era evidente.

Il limite

Come la media, anche la deviazione standard è sensibile ai valori estremi, anzi di più, perché gli scarti vengono elevati al quadrato. Un singolo valore molto lontano può dominarla.

Indici robusti

Lo scarto interquartile

I quartili dividono i dati ordinati in quattro parti uguali. Il primo quartile Q1 lascia sotto di sé il 25% dei dati, il terzo quartile Q3 il 75%. Lo scarto interquartile è IQR = Q3 − Q1 e misura l'ampiezza della metà centrale dei dati, ignorando le code. È robusto: i valori estremi non lo influenzano.

Esistono metodi leggermente diversi per calcolare i quartili, che su campioni piccoli danno risultati un po' differenti.

La deviazione assoluta mediana

La MAD (median absolute deviation) si calcola così: si trova la mediana dei dati, si calcolano le distanze assolute di ogni valore da essa, e si prende la mediana di queste distanze. È ancora più robusta dell'IQR e viene spesso usata per individuare anomalie nei dati di monitoraggio.

Individuare i valori anomali

Una regola molto diffusa, usata anche nei grafici a scatola (boxplot), considera potenzialmente anomali i valori:

  • inferiori a Q1 − 1,5 · IQR;
  • superiori a Q3 + 1,5 · IQR.

Supponiamo che le latenze di un servizio abbiano Q1 = 40 ms e Q3 = 80 ms. L'IQR è 40 ms, quindi la soglia superiore è 80 + 60 = 140 ms. Le richieste sopra i 140 ms vengono segnalate.

Attenzione però: un valore anomalo non è automaticamente un errore. Può essere un errore di misura da correggere, ma anche il dato più importante dell'intero insieme: la richiesta lenta che rivela un problema, la transazione fraudolenta, il guasto incipiente. Eliminare gli outlier senza capirli è uno degli errori più comuni nell'analisi dei dati. Nel lavoro di analisi forense, per esempio, sono spesso proprio i valori fuori norma a indicare dove guardare.

Il coefficiente di variazione

Per confrontare la variabilità di grandezze con scale diverse si usa il coefficiente di variazione, il rapporto tra deviazione standard e media. Una deviazione standard di 5 ms è enorme per un servizio che risponde in media in 10 ms (CV = 50%), trascurabile per uno che risponde in 1.000 ms (CV = 0,5%). Ha senso solo per grandezze positive con uno zero significativo: non va usato, per esempio, con temperature in gradi Celsius.

Indice Robusto Uso tipico
Campo di variazione No Prima occhiata, limiti fisici
Deviazione standard No Dati simmetrici, base dei metodi classici
Scarto interquartile Sì Dati asimmetrici, boxplot
MAD Sì Rilevamento di anomalie
Coefficiente di variazione No Confronti tra scale diverse

Buone pratiche

  1. Accompagna sempre una media con una misura di dispersione.
  2. Per dati asimmetrici usa mediana e IQR invece di media e deviazione standard.
  3. Prima di eliminare un outlier, scopri da dove viene.
  4. Indica se la deviazione standard è campionaria (n − 1) o di popolazione (n).

In sintesi

  • La dispersione dice quanto i dati si allontanano dal centro e completa la media.
  • La varianza campionaria si divide per n − 1 per non sottostimare quella vera.
  • Deviazione standard e campo di variazione sono sensibili agli estremi; IQR e MAD no.
  • La regola di 1,5 IQR segnala possibili outlier, che vanno capiti prima di essere scartati.
  • Il coefficiente di variazione permette confronti tra grandezze con scale diverse.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica, unisce il rigore dell'analisi tecnica all'attenzione per le persone che usano la tecnologia.

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